Da oltre 20 anni l’OCSE, (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), conduce periodiche analisi e fornisce dati sull’educazione e cura della prima infanzia.
I primi anni sono importantissimi per l’apprendimento permanente.
Ridurre le diseguaglianze è l’obiettivo nel rapporto 2024.
Tutti gli ultimi studi dimostrano che le diseguaglianze nella prima infanzia possono essere determinanti in termini di inclusione, equità e successo.
Esiste un gap elevato pari al 32% di bambini che non accedono ai servizi della prima infanzia.
Il rapporto OCSE fornisce raccomandazioni ai paesi europei suggerendo una serie di azioni per l’educazione e la cura per la prima infanzia.
Giancarlo Cerini, già autorevole vice presidente nazionale del CIDI, maestro, direttore didattico, ispettore, presidente della commissione nazionale dello 0-6, scomparso mentre lavorava alle Linee guida, ribadisce nella sua opera postuma “Atlante delle riforme (im)possibili” (edito da Tecnodid nel 2021), che ”un precoce investimento sull’educazione è in grado di produrre effetti positivi nei risultati sugli apprendimenti, di contrastare l’insuccesso scolastico, di incidere sulle condizioni di povertà materiale ed educative dei bambini”.
L’Unesco definisce l’educazione e la cura della prima infanzia come “sviluppo olistico dei bisogni sociali, emotivi, cognitivi e fisici di un bambino al fine di costruire una base solida e ampia per l’apprendimento permanente”.
Il programma OCSE PISA per la valutazione internazionale dell’apprendimento degli adolescenti, dice che “gli allievi che non hanno ricevuto un’istruzione prescolare hanno invece il triplo di probabilità di produrre risultati insufficienti rispetto a quelli che l’hanno ricevuta per più di un anno”.
L’agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, sottoscritta all’ONU nel 2015 da 193 paesi, nell’Obiettivo 4 stabilisce che: “Bisogna fornire una scuola di qualità equa ed inclusiva per tutti”. Entro il 2030, dovremmo garantire lo sviluppo della prima infanzia e l’accesso a cure prescolastiche, costruire e potenziare le strutture educative per rispondere ai bisogni della prima infanzia.
La Raccomandazione del Consiglio Europeo del 2018 stabilisce, tra l’altro, che i bambini hanno diritto alla educazione e cura dalla prima infanzia a costi sostenibili e di buona qualità.
La Raccomandazione del 2022 suggerisce la revisione degli obiettivi di Barcellona in materia di cura ed educazione della prima infanzia.
Quale è il quadro normativo di riferimento del sistema integrato 0-6 oggi in Italia?
Per tracciare sommariamente l’evoluzione dei due segmenti, 0-3 anni e 3-6 anni, occorre fissare due momenti storici, dal punto di vista istituzionale e culturale, per il nostro paese:
· la pubblicazione della Legge n. 444, 18 marzo 1968, Ordinamento della scuola materna statale, e successivamente della
· Legge n. 1044, 6 dicembre 1971, “Piano quinquennale per l’istituzione di asili-nido comunali con il concorso dello Stato”.
Nel titolo delle due leggi è evidente la differenza di sistema: Scuola pubblica statale, Ministero della Pubblica Istruzione, Scuola pubblica municipale da un lato; Asili nido comunali afferenti al Ministero dell’Interno dall’altro. Tale organizzazione inciderà fortemente sull’impianto generale del sistema integrato 0-6 che attualmente muove i primi passi.
Sempre Cerini dice: “è una inedita alleanza tra nidi e scuola dell’infanzia che hanno una lunga storia e mira a creare un contesto coerente con lessico pedagogico in dialogo in cui i due tradizionali segmenti scambiano le loro migliori pratiche e i loro migliori approcci”.
Il documento degli Orientamenti per la Scuola dell’infanzia del 1991,ha dato un importante contributo pedagogico realizzando un impianto culturale fondato sugli studi internazionali, che in quel periodo erano intensi e una visione di ampie prospettive per l’Infanzia e la sua scuola.
Il sistema integrato 0-6 diventa parte dell’organizzazione complessiva del sistema di istruzione e formazione del nostro paese.
E’ stato introdotto con la legge 107/2015 (cosiddetta Buona scuola del Governo Renzi) e nella sua previsione attuativa col dlgs 65/2017.
Questa normativa introduce una nuova visione di educazione che parte dalla nascita ed accompagna le persone per tutta la vita.
La legge 107, in buona sostanza, delega il Governo ad emanare entro 18 mesi, decreti legislativi che provvedano al riordino e semplificazione della materia istruzione e ad istituire il sistema integrato 0-6.
Il comma 181, lett. e) dell’art. 1, istituisce il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai 6 anni, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando le disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici.
Il decreto propone una rivoluzione istituzionale ed educativo sociale:
· Un Sistema con più soggetti responsabili, più centri di erogazione e diverse tipologie di servizio
· Il Diritto all’educazione in ogni fase della crescita
· Il Valore educativo dei servizi della prima infanzia.
Il sistema 0-6 è difficile da attuare, ma nel decreto sono indicati tutti i presupposti fondamentali:
Le Finalità definite (art. 1), le Indicazioni organizzative strutturate (art. 2), le Indicazioni per l’attuazione dei «Poli per l’Infanzia» (art.3), gli Obiettivi strategici individuati (art. 4),le Differenziazioni delle funzioni (artt. 5, 6, 7),il Piano nazionale di azione pluriennale (art. 8),la Partecipazione delle famiglie (art. 9),l’Istituzione della Commissione Nazionale (art. 10), la Relazione sullo stato di attuazione (art. 11), i Fondi e le norme transitorie (artt. 12, 13 e 14)
Prevede i SERVIZI EDUCATIVI (0-3 ANNI):
a) nidi e micro nidi, per bambini dai 3 ai 36 mesi in continuità con la scuola dell’infanzia;
b) sezioni primavera, per bambini dai 24 ai 36 mesi, favoriscono la continuità del percorso educativo da 0 a 6 anni;
c) servizi integrativi, che si distinguono in:
1. SPAZI GIOCO (12-36 mesi)
2. CENTRI PER BAMBINI E FAMIGLIE (primi mesi di vita)
3. SERVIZI EDUCATIVI IN CONTESTO DOMICILIARE (3-36 mesi) gestiti dagli Enti Locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da soggetti privati; le sezioni primavera possono essere gestite anche dallo Stato.
Il DLgs 65/17 prevede i cosiddetti Poli per l’infanzia che accolgono, in un unico plesso o in edifici vicini, più strutture di educazione e di istruzione per bambine e bambini fino a sei anni di età, nel quadro di uno stesso percorso educativo, in considerazione dell’età e nel rispetto dei tempi e degli stili di apprendimento di ciascuno.
Si caratterizzano quali laboratori permanenti di ricerca, innovazione, partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il miglior utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali.
I Poli per l’infanzia possono essere costituiti anche presso direzioni didattiche o istituti comprensivi.
Gli obiettivi strategici dei poli per l’infanzia sono il progressivo consolidamento, ampliamento, nonché l’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia, anche attraverso un loro riequilibrio territoriale, con l’obiettivo tendenziale di raggiungere almeno il 33 % di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale; la graduale diffusione territoriale dei servizi educativi per l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di raggiungere il 75 % di copertura dei Comuni, singoli o in forma associata.
Il decreto dettaglia le funzioni degli enti locali, prevede un Piano nazionale pluriennale per il sistema integrato 0-6, una cabina di regia di supporto, ed un tavolo paritetico regionale istituito dal Direttore dell’USR, di supporto all’attuazione del piano a livello regionale.
Successivamente, con la Legge di Bilancio 30 dicembre 2021, n. 234, si opera una svolta storica: per la prima volta si parla di Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per i nidi d’infanzia.
Il testo, al comma 172 dell’art. 1, stabilisce di destinare alle Regioni a Statuto ordinario e, tra le regioni a Statuto speciale, alla Sicilia e alla Sardegna le risorse necessarie a incrementare il numero di posti disponibili nei servizi educativi per l’infanzia, fino a raggiungere nel 2027 il livello minimo garantito del 33% di posti, anche attraverso il servizio privato, per ciascun comune o bacino territoriale, in rapporto alla popolazione di età compresa tra i 3 e i 36 mesi.
Per dare forma al nuovo sistema integrato sono state emanate le “nuove linee pedagogiche dello 0-6” presentate al Ministero a marzo 2021, alla cui stesura aveva contribuito Giancarlo Cerini, che era Presidente della Commissione nazionale infanzia.
Ad esse sono seguiti gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia del dicembre 2021.
Sennonché le misure adottate dal Governo a proposito dei LEP (ribasso al 15% a livello regionale), con i tagli alle risorse per gli Enti locali (già dal 2025 i Comuni, le Province e le Regioni dovranno tagliare i propri servizi per circa 350 milioni di euro), dopo aver revisionato nel 2023 il PNRR con un taglio di 100.000 posti di nido e scuola dell’infanzia (si tratta di una diminuzione da 264.480 a 150.480 posti), hanno il significato di uno stop alle politiche a favore della costruzione del sistema formativo integrato confermando quella forbice che differenzia il rispetto dei diritti all’educazione dei bambini a seconda della loro residenza.
Stanno per essere emanate le Nuove Indicazioni Nazionali.
La bozza delle Nuove Indicazioni che gira in attesa di emanazione definitiva, la cui applicazione è prevista per l’anno scolastico 2026/27, appare fare un uso “fraudolento” delle parole.
Che cosa si intende con questa espressione?
Questo Governo ci ha abituato a questa prassi, pensa così di operare una egemonia culturale di destra in alternativa a quella di sinistra che avrebbe patito per anni. Assistiamo all’uso di parole, espressioni, concetti in modo deviato rispetto al significato acclarato.
Ad esempio, nella premessa culturale delle nuove Linee Guida, “Persona, scuola famiglia”, ricalcando in parte le Indicazioni nazionali del 2012 che però titolavano Cultura Scuola Persona, le parole sembrano le stesse (ma in verità Cultura è sostituita da Famiglia), ma sostengono che il termine Persona, citando inadeguatamente Giorgio La Pira, sia posto al centro della Costituzione. Questo è un falso interpretativo, in quanto costituzionalisti, pur sottolineando l’importanza del singolo e dei diritti della persona nella nostra carta fondamentale, pongono sempre in evidenza che il diritto individuale deve essere sempre analizzato in relazione ai diritti collettivi, al principio di solidarietà e allo sviluppo del singolo nelle formazioni sociali.
Questo è il senso della nostra Costituzione, che rappresenta il più alto compromesso tra libertà e giustizia.
Nella parte in cui le nuove Linee guida sostituiscono al termine Cultura il riferimento alla Famiglia, viene rappresentato un modello di scuola trasmissiva nella quale la corresponsabilità educativa con le famiglie si sostanzia in una sottolineatura della chiamata dei genitori a rispondere dei danni causati dai propri figli. L’enfasi posta nella citazione di massime latine, medievali o bibliche, serve a sottolineare il dovere degli studenti al rispetto cui corrisponde il diritto degli insegnanti al rispetto. Come se questo aspetto correttivo/punitivo fosse essenziale nel percorso pedagogico.
La prospettiva delle Nuove linee per la scuola dell’infanzia sembra essere quella di un percorso individualizzato.
Per quanto si sottolinei, come peraltro previsto dal Regolamento per l’autonomia scolastica, DPR 275/99, art. 8, che le Linee Guida debbano individuare gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici di apprendimento, non si rinuncia a suggerire “conoscenze, indicazioni metodologiche, moduli di apprendimento interdisciplinari e ipotesi di ibridazioni tecnologiche per agevolare il lavoro di progettazione del curricolo verticale di istituto.”. Con un attacco esplicito alla libertà di insegnamento anche quando alla didattica laboratoriale si sostituisce la didattica “per narrazione”. Si torna alla lezione frontale dai primi anni.
Concludendo è vero che riforme di questo tipo hanno bisogno di tempo per essere attuate, ma esiste un ritardo evidente nella gestione del problema a livello generale, sia ministeriale che regionale. L’attuazione dei Lep richiederebbe un forte piano di assunzioni; esistono forti ritardi anche nella istituzione di una anagrafe dello 0/3, siamo di fronte ad un preoccupante taglio di spesa che inciderà sugli alti obiettivi fin qui delineati.
I supposti nuovi investimenti dichiarati in questi giorni da Valditara, sembrano voler riportare qualche investimento in più che non cancella i tagli del 2024.
Il tutto alla vigilia della definizione di queste Nuove Linee guida dal forte carattere regressivo, in totale spregio delle indicazioni internazionali e delle critiche provenienti dal mondo della scuola, che su questi temi lavora e studia da sempre.
In questo contesto politico mi sento di evidenziare, alla presenza dell’Assessora alla Pubblica Istruzione, che tutte le iniziative assunte in questo primo anno di amministrazione regionale, devono essere ricomprese in una legge di sistema come previsto dall’art. 117 della Costituzione, rispetto alla quale la Regione Sardegna è in grave ritardo. La Riforma del titolo V attende da oltre 20 anni di essere attuata nella nostra Regione. Con la conseguenza che tutte le buone pratiche introdotte in passato da amministrazioni illuminate, siano state spazzate vie con semplici provvedimenti amministrativi dalle Giunte meno illuminate.
È venuto il momento di riempire questo grave vuoto legislativo.
Premesse culturali e pedagogiche del sistema integrato 0-6. Sguardo internazionale e nazionale (di Rosamaria Maggio)
I primi anni sono importantissimi per l’apprendimento permanente.
Ridurre le diseguaglianze è l’obiettivo nel rapporto 2024.
Tutti gli ultimi studi dimostrano che le diseguaglianze nella prima infanzia possono essere determinanti in termini di inclusione, equità e successo.
Esiste un gap elevato pari al 32% di bambini che non accedono ai servizi della prima infanzia.
Il rapporto OCSE fornisce raccomandazioni ai paesi europei suggerendo una serie di azioni per l’educazione e la cura per la prima infanzia.
Giancarlo Cerini, già autorevole vice presidente nazionale del CIDI, maestro, direttore didattico, ispettore, presidente della commissione nazionale dello 0-6, scomparso mentre lavorava alle Linee guida, ribadisce nella sua opera postuma “Atlante delle riforme (im)possibili” (edito da Tecnodid nel 2021), che ”un precoce investimento sull’educazione è in grado di produrre effetti positivi nei risultati sugli apprendimenti, di contrastare l’insuccesso scolastico, di incidere sulle condizioni di povertà materiale ed educative dei bambini”.
L’Unesco definisce l’educazione e la cura della prima infanzia come “sviluppo olistico dei bisogni sociali, emotivi, cognitivi e fisici di un bambino al fine di costruire una base solida e ampia per l’apprendimento permanente”.
Il programma OCSE PISA per la valutazione internazionale dell’apprendimento degli adolescenti, dice che “gli allievi che non hanno ricevuto un’istruzione prescolare hanno invece il triplo di probabilità di produrre risultati insufficienti rispetto a quelli che l’hanno ricevuta per più di un anno”.
L’agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile, sottoscritta all’ONU nel 2015 da 193 paesi, nell’Obiettivo 4 stabilisce che: “Bisogna fornire una scuola di qualità equa ed inclusiva per tutti”. Entro il 2030, dovremmo garantire lo sviluppo della prima infanzia e l’accesso a cure prescolastiche, costruire e potenziare le strutture educative per rispondere ai bisogni della prima infanzia.
La Raccomandazione del Consiglio Europeo del 2018 stabilisce, tra l’altro, che i bambini hanno diritto alla educazione e cura dalla prima infanzia a costi sostenibili e di buona qualità.
La Raccomandazione del 2022 suggerisce la revisione degli obiettivi di Barcellona in materia di cura ed educazione della prima infanzia.
Quale è il quadro normativo di riferimento del sistema integrato 0-6 oggi in Italia?
Per tracciare sommariamente l’evoluzione dei due segmenti, 0-3 anni e 3-6 anni, occorre fissare due momenti storici, dal punto di vista istituzionale e culturale, per il nostro paese:
· la pubblicazione della Legge n. 444, 18 marzo 1968, Ordinamento della scuola materna statale, e successivamente della
· Legge n. 1044, 6 dicembre 1971, “Piano quinquennale per l’istituzione di asili-nido comunali con il concorso dello Stato”.
Nel titolo delle due leggi è evidente la differenza di sistema: Scuola pubblica statale, Ministero della Pubblica Istruzione, Scuola pubblica municipale da un lato; Asili nido comunali afferenti al Ministero dell’Interno dall’altro. Tale organizzazione inciderà fortemente sull’impianto generale del sistema integrato 0-6 che attualmente muove i primi passi.
Sempre Cerini dice: “è una inedita alleanza tra nidi e scuola dell’infanzia che hanno una lunga storia e mira a creare un contesto coerente con lessico pedagogico in dialogo in cui i due tradizionali segmenti scambiano le loro migliori pratiche e i loro migliori approcci”.
Il documento degli Orientamenti per la Scuola dell’infanzia del 1991,ha dato un importante contributo pedagogico realizzando un impianto culturale fondato sugli studi internazionali, che in quel periodo erano intensi e una visione di ampie prospettive per l’Infanzia e la sua scuola.
Il sistema integrato 0-6 diventa parte dell’organizzazione complessiva del sistema di istruzione e formazione del nostro paese.
E’ stato introdotto con la legge 107/2015 (cosiddetta Buona scuola del Governo Renzi) e nella sua previsione attuativa col dlgs 65/2017.
Questa normativa introduce una nuova visione di educazione che parte dalla nascita ed accompagna le persone per tutta la vita.
La legge 107, in buona sostanza, delega il Governo ad emanare entro 18 mesi, decreti legislativi che provvedano al riordino e semplificazione della materia istruzione e ad istituire il sistema integrato 0-6.
Il comma 181, lett. e) dell’art. 1, istituisce il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino ai 6 anni, costituito dai servizi educativi per l’infanzia e dalle scuole dell’infanzia al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando le disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell’offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici.
Il decreto propone una rivoluzione istituzionale ed educativo sociale:
· Un Sistema con più soggetti responsabili, più centri di erogazione e diverse tipologie di servizio
· Il Diritto all’educazione in ogni fase della crescita
· Il Valore educativo dei servizi della prima infanzia.
Il sistema 0-6 è difficile da attuare, ma nel decreto sono indicati tutti i presupposti fondamentali:
Le Finalità definite (art. 1), le Indicazioni organizzative strutturate (art. 2), le Indicazioni per l’attuazione dei «Poli per l’Infanzia» (art.3), gli Obiettivi strategici individuati (art. 4),le Differenziazioni delle funzioni (artt. 5, 6, 7),il Piano nazionale di azione pluriennale (art. 8),la Partecipazione delle famiglie (art. 9),l’Istituzione della Commissione Nazionale (art. 10), la Relazione sullo stato di attuazione (art. 11), i Fondi e le norme transitorie (artt. 12, 13 e 14)
Prevede i SERVIZI EDUCATIVI (0-3 ANNI):
a) nidi e micro nidi, per bambini dai 3 ai 36 mesi in continuità con la scuola dell’infanzia;
b) sezioni primavera, per bambini dai 24 ai 36 mesi, favoriscono la continuità del percorso educativo da 0 a 6 anni;
c) servizi integrativi, che si distinguono in:
1. SPAZI GIOCO (12-36 mesi)
2. CENTRI PER BAMBINI E FAMIGLIE (primi mesi di vita)
3. SERVIZI EDUCATIVI IN CONTESTO DOMICILIARE (3-36 mesi) gestiti dagli Enti Locali in forma diretta o indiretta, da altri enti pubblici o da soggetti privati; le sezioni primavera possono essere gestite anche dallo Stato.
Il DLgs 65/17 prevede i cosiddetti Poli per l’infanzia che accolgono, in un unico plesso o in edifici vicini, più strutture di educazione e di istruzione per bambine e bambini fino a sei anni di età, nel quadro di uno stesso percorso educativo, in considerazione dell’età e nel rispetto dei tempi e degli stili di apprendimento di ciascuno.
Si caratterizzano quali laboratori permanenti di ricerca, innovazione, partecipazione e apertura al territorio, anche al fine di favorire la massima flessibilità e diversificazione per il miglior utilizzo delle risorse, condividendo servizi generali, spazi collettivi e risorse professionali.
I Poli per l’infanzia possono essere costituiti anche presso direzioni didattiche o istituti comprensivi.
Gli obiettivi strategici dei poli per l’infanzia sono il progressivo consolidamento, ampliamento, nonché l’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia, anche attraverso un loro riequilibrio territoriale, con l’obiettivo tendenziale di raggiungere almeno il 33 % di copertura della popolazione sotto i tre anni di età a livello nazionale; la graduale diffusione territoriale dei servizi educativi per l’infanzia con l’obiettivo tendenziale di raggiungere il 75 % di copertura dei Comuni, singoli o in forma associata.
Il decreto dettaglia le funzioni degli enti locali, prevede un Piano nazionale pluriennale per il sistema integrato 0-6, una cabina di regia di supporto, ed un tavolo paritetico regionale istituito dal Direttore dell’USR, di supporto all’attuazione del piano a livello regionale.
Successivamente, con la Legge di Bilancio 30 dicembre 2021, n. 234, si opera una svolta storica: per la prima volta si parla di Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP) per i nidi d’infanzia.
Il testo, al comma 172 dell’art. 1, stabilisce di destinare alle Regioni a Statuto ordinario e, tra le regioni a Statuto speciale, alla Sicilia e alla Sardegna le risorse necessarie a incrementare il numero di posti disponibili nei servizi educativi per l’infanzia, fino a raggiungere nel 2027 il livello minimo garantito del 33% di posti, anche attraverso il servizio privato, per ciascun comune o bacino territoriale, in rapporto alla popolazione di età compresa tra i 3 e i 36 mesi.
Per dare forma al nuovo sistema integrato sono state emanate le “nuove linee pedagogiche dello 0-6” presentate al Ministero a marzo 2021, alla cui stesura aveva contribuito Giancarlo Cerini, che era Presidente della Commissione nazionale infanzia.
Ad esse sono seguiti gli Orientamenti nazionali per i servizi educativi per l’infanzia del dicembre 2021.
Sennonché le misure adottate dal Governo a proposito dei LEP (ribasso al 15% a livello regionale), con i tagli alle risorse per gli Enti locali (già dal 2025 i Comuni, le Province e le Regioni dovranno tagliare i propri servizi per circa 350 milioni di euro), dopo aver revisionato nel 2023 il PNRR con un taglio di 100.000 posti di nido e scuola dell’infanzia (si tratta di una diminuzione da 264.480 a 150.480 posti), hanno il significato di uno stop alle politiche a favore della costruzione del sistema formativo integrato confermando quella forbice che differenzia il rispetto dei diritti all’educazione dei bambini a seconda della loro residenza.
Stanno per essere emanate le Nuove Indicazioni Nazionali.
La bozza delle Nuove Indicazioni che gira in attesa di emanazione definitiva, la cui applicazione è prevista per l’anno scolastico 2026/27, appare fare un uso “fraudolento” delle parole.
Che cosa si intende con questa espressione?
Questo Governo ci ha abituato a questa prassi, pensa così di operare una egemonia culturale di destra in alternativa a quella di sinistra che avrebbe patito per anni. Assistiamo all’uso di parole, espressioni, concetti in modo deviato rispetto al significato acclarato.
Ad esempio, nella premessa culturale delle nuove Linee Guida, “Persona, scuola famiglia”, ricalcando in parte le Indicazioni nazionali del 2012 che però titolavano Cultura Scuola Persona, le parole sembrano le stesse (ma in verità Cultura è sostituita da Famiglia), ma sostengono che il termine Persona, citando inadeguatamente Giorgio La Pira, sia posto al centro della Costituzione. Questo è un falso interpretativo, in quanto costituzionalisti, pur sottolineando l’importanza del singolo e dei diritti della persona nella nostra carta fondamentale, pongono sempre in evidenza che il diritto individuale deve essere sempre analizzato in relazione ai diritti collettivi, al principio di solidarietà e allo sviluppo del singolo nelle formazioni sociali.
Questo è il senso della nostra Costituzione, che rappresenta il più alto compromesso tra libertà e giustizia.
Nella parte in cui le nuove Linee guida sostituiscono al termine Cultura il riferimento alla Famiglia, viene rappresentato un modello di scuola trasmissiva nella quale la corresponsabilità educativa con le famiglie si sostanzia in una sottolineatura della chiamata dei genitori a rispondere dei danni causati dai propri figli. L’enfasi posta nella citazione di massime latine, medievali o bibliche, serve a sottolineare il dovere degli studenti al rispetto cui corrisponde il diritto degli insegnanti al rispetto. Come se questo aspetto correttivo/punitivo fosse essenziale nel percorso pedagogico.
La prospettiva delle Nuove linee per la scuola dell’infanzia sembra essere quella di un percorso individualizzato.
Per quanto si sottolinei, come peraltro previsto dal Regolamento per l’autonomia scolastica, DPR 275/99, art. 8, che le Linee Guida debbano individuare gli obiettivi generali e gli obiettivi specifici di apprendimento, non si rinuncia a suggerire “conoscenze, indicazioni metodologiche, moduli di apprendimento interdisciplinari e ipotesi di ibridazioni tecnologiche per agevolare il lavoro di progettazione del curricolo verticale di istituto.”. Con un attacco esplicito alla libertà di insegnamento anche quando alla didattica laboratoriale si sostituisce la didattica “per narrazione”. Si torna alla lezione frontale dai primi anni.
Concludendo è vero che riforme di questo tipo hanno bisogno di tempo per essere attuate, ma esiste un ritardo evidente nella gestione del problema a livello generale, sia ministeriale che regionale. L’attuazione dei Lep richiederebbe un forte piano di assunzioni; esistono forti ritardi anche nella istituzione di una anagrafe dello 0/3, siamo di fronte ad un preoccupante taglio di spesa che inciderà sugli alti obiettivi fin qui delineati.
I supposti nuovi investimenti dichiarati in questi giorni da Valditara, sembrano voler riportare qualche investimento in più che non cancella i tagli del 2024.
Il tutto alla vigilia della definizione di queste Nuove Linee guida dal forte carattere regressivo, in totale spregio delle indicazioni internazionali e delle critiche provenienti dal mondo della scuola, che su questi temi lavora e studia da sempre.
In questo contesto politico mi sento di evidenziare, alla presenza dell’Assessora alla Pubblica Istruzione, che tutte le iniziative assunte in questo primo anno di amministrazione regionale, devono essere ricomprese in una legge di sistema come previsto dall’art. 117 della Costituzione, rispetto alla quale la Regione Sardegna è in grave ritardo. La Riforma del titolo V attende da oltre 20 anni di essere attuata nella nostra Regione. Con la conseguenza che tutte le buone pratiche introdotte in passato da amministrazioni illuminate, siano state spazzate vie con semplici provvedimenti amministrativi dalle Giunte meno illuminate.
È venuto il momento di riempire questo grave vuoto legislativo.
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Redazione Scuola